Archivio della categoria ‘Uncategorized’

Chi è Peter Duesberg

21 Agosto 2010

Peter Duesberg
Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.
Peter Duesberg.jpg

Peter H. Duesberg (Germania, 2 dicembre 1936) è uno scienziato statunitense. Di origine tedesca, è professore di citologia e biologia molecolare all’Università della California ed è famoso soprattutto per la sua controversa teoria sull’origine dell’AIDS.
La madre era un medico e il padre professore di Medicina Interna. Si trasferice negli Stati Uniti nel 1964, lasciando il Max Planck Institute di ricerca virologica, sotto la guida di Wendell Meredith Stanley,che è stato il primo virologo a ricevere il Premio Nobel per la chimica. Nel 1986 entra a far parte dell’Accademia delle Scienze degli Stati Uniti.
Pioniere nella ricerca dei retrovirus, insieme a Peter Vogt è stato anche uno dei primi scienziati ad aver isolato un oncogene (gene del cancro)[1]. Attualmente è docente di Biologia Molecolare e Cellulare presso la Università di Berkeley in California. È convinto assertore dell’ipotesi che la Sindrome da immunodeficienza acquisita (AIDS) non sia di origine virale.
Fra il 1968 e il 1970 dimostrò che il virus dell’influenza ha un genoma segmentato.[1] Questo avrebbe fornito una spiegazione alla sua capacità di formare ricombinanti attraverso il riassortimento dei suoi segmenti subgenomici. Nel 1970, Duesberg e Vogt trovarono che un virus oncogeno degli uccelli aveva materiale genetico in più rispetto ai virus che non causano il cancro. Con i suoi lavori sui retrovirus nel 1970, egli isolò il primo oncogene, e mappò la struttura genetica di questi virus.[1][2] Con questi studi, e altri nello stesso campo, ottenne l’elezione alla National Academy of Sciences nel 1986.
In base alla sua esperienza sui retrovirus, Duesberg ha messo in discussione l’ipotesi di una correlazione diretta tra virus HIV e AIDS sulle pagine di prestigiose riviste scientifiche (Cancer Research, The Lancet, Proceedings of the National Academy of Sciences, Science, Nature, Genetica, Journal of AIDS, AIDS Forschung, Biomed. & Pharmacother., New Engl. J. Med., Chemical and Engineering News, Naturwissenschaften, Research in Immunology, Pharmacology & Therapeutics e il British Medical Journal). Ha invece suggerito l’ipotesi che le diverse malattie che sono incluse nella sindrome detta AIDS siano causate dall’uso prolungato di cocaina, di eroina, di droghe “ricreative” e dall’uso stesso dei farmaci anti-HIV, quali l’AZT, prescritto per prevenire o trattare l’AIDS. La sua critica, peraltro, non riguarda solo la teoria HIV-AIDS in sé, ma il modo stesso in cui essa si è affermata, al di fuori di quello che dovrebbe essere un reale confronto scientifico, nell’ambito di quella che Duesberg denuncia come una collusione molto stretta fra ricerca scientifica, politica e interessi economici. A suo giudizio, gli stanziamenti per la ricerca negli Stati Uniti vanno solo ed esclusivamente a quei ricercatori che sposano le tesi ufficiali e questo andrebbe a detrimento della qualità della ricerca e allontanerebbe dalla soluzione di problemi importanti, come la ricerca sul cancro.
Basandosi su 30 anni di studi sul cancro di origine virale, e più di 15 anni sui geni cellulari simili a quelli virali correlati al cancro, ora definiti come oncogeni, Duesberg è arrivato, infatti, a ritenere che la carcinogenesi virale sia statisticamente trascurabile, e che le prove di una oncogenesi cellulare non siano sufficienti. Per questo ha invece avanzato l’ipotesi che la causa del cancro vada cercata nell’anomalia genomica detta aneuploidia (l’aberrazione numerica dei cromosomi), piuttosto che negli oncogeni cellulari. Questa ipotesi suggerisce miglioramenti nella prevenzione del cancro mediante l’eliminazione dagli alimenti e dai farmaci di sostanze che causano l’aneuploidia.
Collegamenti esterni [modifica]

http://www.duesberg.com

21 Giugno 2010

di Marcello Pamio - tratto da “Cancro SpA”

Luigi De Marchi, psicologo clinico e sociale, autore di numerosi saggi conosciuti a livello internazionale, parlando con un amico anatomo-patologo del Veneto sui dubbi dell’utilità delle diagnosi e delle terapie anti-tumorali, si sentì rispondere: «Sì, anch’io ho molti dubbi. Sapessi quante volte, nelle autopsie sui cadaveri di vecchi contadini delle nostre valli più sperdute ho trovato tumori regrediti e neutralizzati naturalmente dall’organismo: era tutta gente che era guarita da sola del suo tumore ed era poi morta per altre cause, del tutto indipendenti dalla patologia tumorale»[1]. 

«Se la tanto conclamata diffusione delle patologie cancerose negli ultimi decenni - si chiese Luigi De Marchi - in tutto l’Occidente avanzato fosse solo un’illusione ottica, prodotta dalla diffusione delle diagnosi precoci di tumori che un tempo passavano inosservati e regredivano naturalmente? E se il tanto conclamato incremento della mortalità da cancro fosse solo il risultato sia dell’angoscia di morte prodotta dalle diagnosi precoci e dal clima terrorizzante degli ospedali, sia della debilitazione e intossicazione del paziente prodotte dalle terapie invasive, traumatizzanti e tossiche della Medicina ufficiale. Insomma, se fosse il risultato del blocco che l’angoscia della diagnosi e i danni delle terapie impongono ai processi naturali di regressione e guarigione dei tumori?”.[2]

Con quanto detto da Luigi De Marchi - confermato anche da autopsie eseguite in Svizzera su cadaveri di persone morte non per malattia - si arriva alla sconvolgente conclusione che moltissime persone hanno (o avevano) uno o più tumori, ma non sanno (o sapevano) di averli. 

In questa specifica indagine autoptica (autopsie) fatta in Svizzera, ed eseguita su migliaia di persone morte in incidenti stradali (quindi non per malattia), è risultato qualcosa di sconvolgente:

- Il 38% delle donne (tra i 40 e 50 anni) presentavano un tumore (in situ) al seno; 

- Il 48% degli uomini sopra i 50 anni presentavano un tumore (in situ) alla prostata; 

- Il 100% delle donne e uomini sopra i 50 anni presentavano un tumore (in situ) alla tiroide.[3]

Con tumore in situ s’intende un tumore chiuso, chiuso nella sua capsula, non invasivo che può rimanere in questo stadio per molto tempo e anche regredire.

Nel corso della vita è infatti “normale” sviluppare tumori, e non a caso la stessa Medicina sa bene che sono migliaia le cellule tumorali prodotte ogni giorno dall’organismo.

Queste, poi, vengono distrutte e/o fagocitate dal Sistema Immunitario, se l’organismo funziona correttamente. 

Molti tumori regrediscono o rimangono incistati per lungo tempo quando la Vis Medicratix Naturae (la forza risanatrice che ogni essere vivente possiede) è libera di agire. 

Secondo la Medicina Omeopatica , la “Legge di Guarigione descrive il modo con cui tale forza vitale di ogni organismo reagisce alla malattia e ripristina la salute”.[4] 

Cosa succede alla Legge di Guarigione, al meccanismo vitale di autoguarigione, se dopo una diagnosi di cancro la vita viene letteralmente sconvolta dalla notizia del male? 

E cosa succede all’organismo (e al Sistema Immunitario) quando viene fortemente debilitato dai farmaci?

Ulteriori dati poco conosciuti

Poco nota al grande pubblico è la vasta ricerca condotta per 23 anni dal prof. Hardin B. Jones, fisiologo dell’Università della California, e presentata nel 1975 al Congresso di cancerologia presso l’Università di Berkeley. Oltre a denunciare l’uso di statistiche falsate, egli prova che i malati di tumore che NON si sottopongono alle tre terapie canoniche (chemio, radio e chirurgia) sopravvivono più a lungo o almeno quanto coloro che ricevono queste terapie. [5] 

Il prof. Jones dimostra che le donne malate di cancro alla mammella che hanno rifiutato le terapie convenzionali mostrano una sopravvivenza media di 12 anni e mezzo, quattro volte superiore a quella di 3 anni raggiunta da coloro che si sono invece sottoposte alle cure complete.[6]

Un’altra ricerca pubblicata su The Lancet del 13/12/1975 (che riguarda 188 pazienti affetti da carcinoma inoperabile ai bronchi), dimostra che la vita media di quelli trattati con chemioterapia è stata di 75 giorni, mentre quelli che non ricevettero alcun trattamento ebbero una sopravvivenza media di 120 giorni.[7]

Se queste ricerche sono veritiere, una persona malata di tumore ha statisticamente una percentuale maggiore di sopravvivenza se non segue i protocolli terapeutici ufficiali. 

Con questo non si vuole assolutamente spingere le persone a non farsi gli esami, gli screening e i trattamenti oncologici ufficiali, ma si vogliono fornire semplicemente, delle informazioni che normalmente vengono oscurate, censurate e che possono, proprio per questo, aiutare la scelta terapeutica di una persona. 

Ma ricordo che la scelta è sempre e solo individuale: ogni persona sana o malata che sia, deve assumersi la propria responsabilità, deve prendere in mano la propria vita. Dobbiamo smetterla di delegare il medico, lo specialista, il mago, il santone che sia, per questo o quel problema. 

Dobbiamo essere gli unici artefici della nostra salute e nessun altro deve poter decidere al posto nostro. 

Possiamo accettare dei consigli, quelli sì, ma niente più.

I pericoli della chemioterapia 

Il principio terapeutico della chemioterapia è semplice: si usano sostanze chimiche altamente tossiche per uccidere le cellule cancerose. 

Il concetto che sta alla base di questo ragionamento limitato e assolutamente materialista è che alcune cellule, a causa di fattori ambientali, genetici o virali, impazziscono iniziando a riprodursi caoticamente creando delle masse (neoplasie). 

La Medicina perciò tenta di annientare queste cellule con farmaci citotossici (cioè tossici per le cellule). Tuttavia, questa feroce azione mortale, non essendo in grado di distinguere le cellule sane da quelle neoplastiche (impazzite), cioè i tessuti tumorali da quelli sani, colpisce e distrugge l’intero organismo vivente. 

Ci hanno sempre insegnato che l’unica cura efficace per i tumori è proprio la chemioterapia, ma si sono dimenticati di dirci che queste sostanze di sintesi sono dei veri e propri veleni. Solo chi ha provato sulla propria pelle le famose iniezioni sa cosa voglio dire.

«Il fluido altamente tossico veniva iniettato nelle mie vene. L’infermiera che svolgeva tale mansione indossava guanti protettivi perché se soltanto una gocciolina del liquido fosse venuta a contatto con la sua pelle l’avrebbe bruciata. Non potei fare a meno di chiedermi: ‘Se precauzioni di questo genere sono richieste all’esterno, che diamine sta avvenendo nel mio organismo?’. Dalle 19 di quella sera vomitai alla grande per due giorni e mezzo. Durante la cura persi manciate di capelli, l’appetito, la colorazione della pelle, il gusto per la vita. Ero una morta che camminava». 

[ Testimonianza di una malata di cancro al seno ]

Un malato di tumore viene certamente avvertito che la chemio gli provocherà (forse) nausea, (forse) vomito, che cadranno i capelli, ecc. 

Ma siccome è l’unica cura ufficiale riconosciuta, si devono stringere i denti e firmare il consenso informato, cioè si sgrava l’Azienda Ospedaliera o la Clinica Privata da qualsiasi problema e responsabilità. 

Le precauzioni del personale infermieristico che manipolano le sostanze chemioterapiche appena lette nella testimonianza, non sono una invenzione. L’Istituto Superiore di Sanità italiano ha fatto stampare un fascicolo dal titolo “Esposizione professionale a chemioterapici antiblastici” per tutti gli addetti ai lavori, cioè per coloro che maneggiano fisicamente le fiale per la chemio (di solito infermieri professionali e/o medici). Fiale che andranno poi iniettate ai malati.

Alla voce Antraciclinici (uno dei chemioterapici usati) c’è scritto che dopo la sua assunzione può causare: “Stomatite, alopecia e disturbi gastrointestinali sono comuni ma reversibili. La cardiomiopatia, un effetto collaterale caratteristico di questa classe di chemioterapici, può essere acuta (raramente grave) o cronica (mortalità del 50% dei casi). Tutti gli antraciclinici sono potenzialmente mutageni e cancerogeni”.[8]

Alla voce Procarbazina (un altro dei chemioterapici usati) c’è scritto che dopo la sua assunzione può causare: “E’ cancerogena, mutagena e teratogena (malformazione nei feti) e il suo impiego è associato a un rischio del 5-10% di leucemia acuta, che aumenta per i soggetti trattati anche con terapia radiante”.

In un altro documento, sempre del Ministero della Sanità (Dipartimento della Prevenzione – Commissione Oncologica Nazionale) dal titolo “Linee-guida per la sicurezza e la salute dei lavoratori esposti a chemioterapici antiblastici in ambiente sanitario” (documento pubblicato dalle Regioni e Province Autonome di Trento e Bolzano) c’è scritto: “Uno dei rischi rilevati nel settore sanitario è quello derivante dall’esposizione ai chemioterapici antiblastici. Tale rischio è riferibile sia agli operatori sanitari, che ai pazienti”. 

Qui si parla espressamente dei rischi per operatori e pazienti.

Il documento continua dicendo: “Nonostante numerosi chemioterapici antiblastici siano stati riconosciuti dalla IARC (International Agency for Research on Cancer) e da altre autorevoli Agenzie internazionali come sostanze sicuramente cancerogene o probabilmente cancerogene per l’uomo, a queste sostanze non si applicano le norme del Titolo VII del D.lgs n. 626/94 ‘Protezione da agenti cancerogeni’. Infatti, trattandosi di farmaci, non sono sottoposti alle disposizioni previste dalla Direttiva 67/548/CEE e quindi non è loro attribuibile la menzione di R45 ‘Può provocare il cancro’ o la menzione R49 ‘Può provocare il cancro per inalazione’”.

Quindi queste sostanze, nonostante provochino il cancro, non possono essere etichettate come cancerogene (R45 e R49) semplicemente perché sono considerate “farmaci”.

Questa informazione è molto interessante. 

Andiamo avanti: “Nella tabella 1 [vedi sotto, ndA] è riportato un elenco, non esaustivo, dei chemioterapici antiblastici che sono stati classificati dalla IARC nel gruppo ‘cancerogeni certi per l’uomo’ e nel gruppo ‘cancerogeni probabili per l’uomo’. L’Agenzia è arrivata a queste definizioni prevalentemente attraverso la valutazione del rischio ‘secondo tumore’ che nei pazienti trattati con chemioterapici antiblastici può aumentare con l’aumento della sopravvivenza. Infatti, nei pazienti trattati per neoplasia è stato documentato lo sviluppo di tumori secondari non correlati con la patologia primitiva”.

 

Tabella 1 

Cancerogeni per l’uomo: Butanediolo dimetansulfonato (Myleran) - Ciclofosfamide - Clorambucil - 1(2-Cloretil)-3(4-metilcicloesil)-1-nitrosurea (Metil-CCNU) - Melphalan - MOPP (ed altre miscele contenenti alchilanti) - N,N-Bis-(2-cloroetil)-2-naftilamina (Clornafazina) - Tris(1-aziridinil)fosfinsolfuro (Tiotepa)

Probabilmente cancerogeni per l’uomo: Adriamicina - Aracitidina - 1(2-Cloroetil)-3-cicloesil-1nitrosurea (CCNU) - Mostarde azotate - Procarbarzina

Certamente si tratta di un elenco incompleto perché, sfogliando una trentina di bugiardini di chemioterapici, mancano diverse molecole cancerogene per ammissione stessa dei produttori. 

In conclusione, il documento sulle “linee guida” riporta alla voce “Smaltimento”: “Tutti i materiali residui dalle operazioni di manipolazione dei chemioterapici antiblastici (mezzi protettivi, telini assorbenti, bacinelle, garze, cotone, fiale, flaconi, siringhe, deflussori, raccordi) devono essere considerati rifiuti speciali ospedalieri. Quasi tutti i chemioterapici antiblastici sono sensibili al processo di termossidazione (incenerimento), per temperature intorno ai 1000-c La termossidazione, pur distruggendo la molecola principale della sostanza, può comunque dare origine a derivati di combustione che conservano attività mutagena. È pertanto preferibile effettuare un trattamento di inattivazione chimica (ipoclorito di sodio) prima di inviare il prodotto ad incenerimento. Le urine dei pazienti sottoposti ad instillazioni endovescicali dovrebbero essere inattivate prima dello smaltimento, in quanto contengono elevate concentrazioni di principio attivo”.

 

Queste sostanze, che vengono sistematicamente iniettate nei malati, anche se incenerite a 1000°C “conservano attività mutagena”.  

Ma che razza di sostanze chimiche sono mai queste? 

La spiegazione tra poche righe.

 

L’amara conclusione, che si evince dall’Istituto Superiore di Sanità, è che l’oncologia moderna per curare il cancro utilizza delle sostanze chimiche che sono cancerogene (provocano il cancro), mutagene (provocano mutazioni genetiche) e teratogene (provocano malformazioni nei discendenti). 

C’è qualcosa che non torna: perché ad una persona sofferente dal punto di vista fisico, psichico e morale, debilitata e sconvolta dalla malattia, vengono iniettate sostanze così tossiche? 

Questo apparente controsenso - se non si abbraccia l’idea che qualcuno ci sta coscientemente avvelenando - si spiega nella visione riduzionista e totalmente materialista che ha la Medicina , ma questo è un argomento che affronteremo più avanti.

In Appendice sono stati pubblicati alcuni degli effetti collaterali (scritti nei bugiardini dalle lobby chimico-farmaceutiche che li producono) di circa trenta farmaci chemioterapici. 

Uno per tutti: l’antineoplastico denominato Alkeran® (50 mg/10 ml: polvere e solvente per soluzione iniettabile che contiene come eccipiente: “acido cloridrico”) della GlaxoSmithKline. “Un alchilante analogo alla mostarda azotata”. Alchilante è un farmaco capace di combinarsi con gli elementi costitutivi della cellula provocandone la sua alterazione.[9] 

Dal bugiardino si evince che questa sostanza chimica (usata nei malati tumorali), oltre a provocare la leucemia acuta (“è leucemogeno nell’uomo”), causa difetti congeniti nella prole dei pazienti trattati. 

Alla voce “Eliminazione”, viene confermato quanto riportato sopra: “L’eliminazione di oggetti taglienti, quali aghi, siringhe, set di somministrazione e flaconi deve avvenire in contenitori rigidi etichettati con sigilli appropriati per il rischio. 

Il personale coinvolto nell’eliminazione (dell’Alkeran) deve adottare le precauzioni necessarie ed il materiale deve essere distrutto, se necessario, mediante incenerimento”. 

Incenerimento, come abbiamo letto prima, alla temperatura di 1000-1200 gradi!

La spiegazione è che queste sostanze sono analoghe alle “mostarde azotate”. 

Il sito del Ministero della Salute italiano, alla voce “Emergenze Sanitarie”, si esprime così: “Le mostarde azotate furono prodotte per la prima volta negli anni ’20 e ’30 come potenziali armi chimiche. Si tratta di agenti vescicatori simili alle mostarde solforate che si presentano in diverse forme e possono emanare un odore di pesce, sapone o frutta. Sono note anche con la rispettiva designazione militare HN-1, HN-2 e HN-3. Le mostarde azotate sono fortemente irritanti per pelle, occhi e apparato respiratorio. Sono in grado di penetrare nelle cellule in modo molto rapido e di causare danni al sistema immunitario e al midollo osseo (…) che si manifestano già dopo 3-5 giorni dall’esposizione, che causano anche anemia, emorragie e un maggiore rischio di infezioni. Quando questi effetti si presentano in forma grave, possono condurre alla morte”.[10]

Per “curare” il tumore oggi vengono utilizzati degli ‘agenti vescicanti’: prodotti militari usati nelle guerre chimiche. 

Anche se la ”guerra al cancro” viene portata avanti con ogni mezzo dall’establishment, ritengo che ci sia un limite a tutto.

Mi asterrò dal recar danno e offesa. 

Non somministrerò ad alcuno, 

neppure se richiesto, un farmaco mortale. 

[ Giuramento di Ippocrate ]  

Elezioni nel Nordreno-Westfalia. Sconfitta la coalizione di governo

09 Maggio 2010

Andrea Tarquini - La Repubblica

BERLINO - E’ la Stalingrado di Angela Merkel. Alle elezioni di oggi nel Nordreno-Westfalia (il più popoloso e politicamente decisivo dei 16 Stati della Repubblica federale, e uno dei più prosperi) la Cdu-Csu della cancelliera ha incassato un crollo oltre ogni previsione: secondo gli exit poll precipita dal 44  al 34 per cento circa, cioè perde almeno dieci punti. I suoi alleati liberali (Fdp) sono al 6,5 per cento, cioè guadagnano 0,3 punti rispetto alle ultime elezioni locali, ma si vedono più che dimezzati rispetto al quasi 15 per cento raccolto a livello nazionale alle ultime elezioni politiche federali. Volano invece le opposizioni: la Spd (socialdemocrazia, il più antico e importante partito della sinistra democratica tedesca ed europea) è alla pari con la Cdu al 34 per cento circa, i Verdi balzano al 12,6 per cento, il loro massimo storico assoluto. La Linke, la sinistra radicale  -  frutto dell’alleanza tra i neocomunisti dell’Est e i dissidenti di sinistra usciti negli anni scorsi dalla Spd  -  sono al 6 per cento, quindi solidamente sopra il quorum del 5 per cento necessario a entrare nel Parlamento del land.La partecipazione al voto, al 59 per cento, è ai minimi storici, in una triste conferma della disaffezione alla politica.Per il governo di Angela Merkel, sullo sfondo della crisi aperta dall’emergenza greca per l’euro e il futuro dell’Unione europea, non poteva andare peggio.Il voto in Nordreno-Westfalia significa che il centrodestra (appunto la Cdu della cancelliera, la Csu bavarese e i liberali del vicecancelliere e ministro degli esteri Guido Westerwelle) perdono la maggioranza al Bundesrat, la Camera delle Regioni.Dunque da ora alla fine della legislatura, cioè per i prossimi tre anni e mezzo, l’Europa intera avrà a che fare con una Germania azzoppata da un esecutivo debole e costretto a continui compromessi.La rabbia e il dissenso degli elettori causati dalla reazione troppo lenta, prima dura e poi concessiva, della cancelliera all’emergenza Grecia sono il grande sfondo della disfatta del centrodestra.La maggioranza degli elettori non voleva che soldi tedeschi andassero a salvare Atene, e al tempo stesso la maggioranza della gente teme il peggio per il futuro dell’euro e del potere d’acquisto.Al tempo stesso, a livello locale, il governatore uscente, il democristiano (Cdu appunto) Juergen Ruettgers, uomo di continui compromessi e inciuci, non ha retto il confronto con la combattiva, pragmatica capolista socialdemocratica Hannelore Kraft. La quale ora potrebbe guidare lo Stato più popoloso di Germania, insieme ai Verdi e forse con l’appoggio esterno della Linke.In Europa, da oggi, Angela Merkel durissima fino all’ultimo sul tema della solidarietà con la Grecia e con gli altri Paesi dell’eurozona in difficoltà, appare più indebolita e a rischio che mai. Intanto volano le cifre di disavanzo e debito tedeschi, e le entrate tributarie denunciano un ammanco di 39 miliardi rispetto al previsto.(09 maggio 2010)

EZIO CARDARELLI VOTA MARIO DI CARLO

10 Marzo 2010

You need to a flashplayer enabled browser to view this YouTube video

You need to a flashplayer enabled browser to view this YouTube video

You need to a flashplayer enabled browser to view this YouTube video

 

Intervista a Genchi

28 Febbraio 2010

You need to a flashplayer enabled browser to view this YouTube video