Archivio di Aprile 2008

Sconfitti dalla sicurezza

29 Aprile 2008

A Roma si è consumata un’altra pesante sconfitta per il Partito Democratico.

Una sconfitta perché troppi hanno pensato bene di sottovalutare gli avversari e sopravvalutare gli alleati.

Una sconfitta pesante , senza appello, che non può non aprire un confronto interno che non necessità però di esasperazioni, non si potrà dire che va tutto bene, non si potrà certo insistere su un percorso che ormai rappresenta solo un ciclo finito.

Non dobbiamo però flagellarci.

Il Partito Democratico romano per il bene dei militanti e dei cittadini va riorganizzato con i correttivi del caso.

Da mesi molti erano convinti che la candidatura di Rutelli non fosse quella giusta ma è mancato il coraggio di cambiare.

L’aria di cambiamento che Veltroni ha portato in giro per l’Italia si è infranta su una candidatura figlia del passato.

Io rimango dell’idea che il passato, anche glorioso, non va riproposto.

Bisognava dare una prova di coraggio proponendo una candidatura di peso minore ma completamente in sintonia con l’idea di cambiamento.

Un plauso a Rutelli va comunque fatto, un candidato di spessore, presenza e linguaggio politico all’altezza della Capitale, a differenza di un Alemanno “caciarone”, che puntando tutto sulla sicurezza non ci ha ancora detto quali sono i suoi progetti per Roma.

Per lui Roma inizia e finisce al campo nomadi di Tor De’ Cenci.

La sicurezza di Alemanno poi, tante inesattezze che però hanno rassicurato il 53% dei romani.

Ma su un tema importante e sentito come la sicurezza il Pd ha taciuto, ha vinto ancora la cultura marxista che vede la sicurezza come qualcosa di sciocco e di destra.

Chi non ha a cuore la sicurezza non ha a cuore i cittadini e la sopravvivenza stessa della democrazia.

Più di qualcuno pensa infatti che non ha senso vivere in un paese democratico quando il prezzo da pagare è l’insicurezza, e poi è davvero libero un paese che non garantisce la sicurezza dei cittadini?

Securitas et libertas.

Il poeta Orazio parlava di libertà personale difesa con la spada dei soldati.

E noi il problema della sicurezza non lo abbiamo calcolato.

La gente lo grida ormai da anni e noi nulla.

Per qualcuno è solo percezione, per altri addirittura non esiste.

Io dico che è molto di più, è un concetto che necessita di un approccio multifattoriale, partecipato, che va gestito di concerto con la cittadinanza attiva, con le forze dell’ordine, a casa e nelle scuole, che a volte è percezione ed altre volte è reale.

Ma la politica romana e pariolina ha declassato il problema come roba da casalinga lamentosa.

Chissà quante casalinghe lamentose hanno votato per Gianni Alemanno.

Una ricetta è stata proposta da Rutelli però……un bel bracciale antistupro.

Preferisco non commentare.

La destra non sa che deve fare oltre alla crociata, finta, sulla sicurezza, Mangano e manganelli, una sicurezza senza uomini, senza risorse, senza carceri nuovi, senza riforma sociale.

Alla fine la tolleranza zero la pagheranno i lavavetri.

Spero di non dover essere costretto a portare a casa mia il mio lavavetri di fiducia perché inseguito da quelli della PolDestra di Buontempo.

Dopo i saluti romani, una bella Milizia Volontaria non guasta.

D’altronde Alemanno ha chiuso la campagna elettorale al comando provinciale di Roma dei Carabinieri.

Dai poliziotti non c’è andato, quelli hanno i sindacati, sono arrabbiati e magari qualcuno poteva dirgli che anche sotto il governo Berlusconi di sicurezza e di progetti per la sicurezza……veramente poca cosa, molto poca, la patente a punti senza agenti sufficienti per applicarla.

Per rispondere alla richiesta di una maggiore sicurezza a sinistra hanno candidato un certo “Tarzan” , un giovanotto che occupa le case violando perciò la legge.

Risultato?

Sconfitta, una sconfitta sulla sicurezza, quella sicurezza che ha spinto molti a votare Lega dopo una vita di fabbrica e Partito Comunista Italiano.

A sinistra la colpa la danno a Veltroni.

La colpa invece è di chi non capisce più nulla della società in cui vive.

Occupatori abusivi, centri sociali che tengono con i loro concerti svegli interi quartieri, insulti ai caduti di Nassirya e sassi sui poliziotti da 1300 euro al mese, proposta di permesso di soggiorno a tutti in maniera indiscriminata per motivi di lavoro.

Di queste cose è la colpa se oggi la sinistra è disintegrata e fuori dal parlamento.

Non è escluso che qualcuno possa accusare Gorbaciov oltre a Veltroni.

Che dire?

Bisogna dire che nel complesso abbiamo sbagliato molto, compresi gli alleati.

E ripartiamo anche dalla sicurezza.

A Roma dobbiamo ripartire da una sicurezza partecipata che veda coinvolti cittadini e municipi, riprendiamo in mano un filo spezzato anche nel rapporto con le forze dell’ordine, per troppo tempo abbandonate e catturate dalla retorica sulla sicurezza di una destra che candida chi ha avuto rapporti con quella mafia che produce insicurezza.

Bisogna stare meno nei salotti e più tra la gente per capire quali sono le priorità delle persone.

Un grazie a Francesco Rutelli per la bella figura che ci ha fatto fare, anche se nella sconfitta.

Un buon lavoro alla destra di Alemanno, Gramazio, Gasparri e Ciarrapico.

E se qualcuno volesse intavolare un discorso serio sulla sicurezza, rimango sempre pienamente disponibile.

‘Alemanno fa campagna in caserma’

26 Aprile 2008

Grave atto d’accusa del Sinacc, l’associazione dei militari in congedo
“Violato il regolamento che vieta espressamente la propaganda politica”

‘Alemanno fa campagna in caserma’
La replica: ‘Ero lì come deputato’

Brutti (Pd):”Un’iniziativa anomala, si faccia chiarezza”

<B>'Alemanno fa campagna in caserma'<br>La replica: 'Ero lì come deputato'</B>

ROMA - “Il Comandante Provinciale dei carabinieri, Colonnello Vittorio Tomasone, violando la normativa militare consente a Gianni Alemanno, candidato a sindaco di Roma, di svolgere campagna elettorale all’interno della sua caserma. L’episodio è accaduto lunedì mattina nella sede del Comando Provinciale, a Piazza San Lorenzo in Lucina, dove Alemanno ha incontrato i rappresentanti “sindacali dell’Arma” di Roma”.

La grave denuncia, girata anche alla procura militare di Roma, arriva dal Sinacc, il Sindacato Nazionale Carabinieri in congedo. “L’articolo 6 - ricorda l’associazione - impone che le forze armate debbano in ogni circostanza mantenersi al di fuori delle competizioni politiche e stabilisce che ai militari è fatto divieto di ‘… svolgere propaganda a favore o contro partiti, associazioni politiche o candidati ad elezioni politiche ed amministrative’. Inoltre l’articolo 7 vieta riunioni non di servizio nell’ambito dei luoghi militari o comunque destinati al servizio”.

Il Sinacc sottolinea poi che “a prescindere dalla normativa vigente, è indubbio che la campagna elettorale svolta all’interno della caserma, con l’avallo del Colonnello Vittorio Tomasone, è un gesto illegale, inaudito, inopportuno, che lede il prestigio delle forze armate e dell’Arma dei carabinieri” e chiede “quali provvedimenti saranno presi nei confronti dell’ufficiale, innanzitutto dal Comandante di Regione, Baldassare Favara, e in secondo luogo dall’autorità ministeriale”.

Richiesta di giustizia alla quale lo stesso sindacato sembra non credere. “Considerando la vittoria della destra al governo e la campagna elettorale che si sta svolgendo all’interno delle caserme, a favore del Popolo della Libertà - si legge nella denuncia - nutriamo forti dubbi sulla punizione del manchevole”.


“Ma il Sinacc - lamenta il Responsabile Nazionale del sindacato, Folco Formiga - non può esimersi dal denunciare questo fatto che offende la dignità dei militari e mortifica chi rigorosamente svolge i propri compiti rispettando la legalità”. “Non è possibile - conclude Formiga - assistere a semplici carabinieri che vengono sanzionati per fatti risibili ed alti ufficiali che possono disporre indisturbati ed impuniti di apparati militari come cosa propria, agendo in violazione delle normative militari”.

La versione fornita dal candidato sindaco del Pdl è naturalmente un’altra. “Le visite dei parlamentari alle strutture militari sono consentite dalla legge n. 206 del 1998 - è stata la replica del suo comitato elettorale - pertanto l’onorevole Alemanno era nel suo pieno diritto nel momento in cui, nel rispetto del dettato della normativa citata, ha preannunciato e poi svolto una visita alla sede del Comando provinciale dei carabinieri in piazza San Lorenzo in Lucina a Roma”.

“Ovviamente - sottolinea ancora la nota - l’incontro è stato sollecitato per acquisire informazioni utili all’attività parlamentare sul versante della sicurezza e soltanto una persona in malafede può assimilare un’iniziativa di questo genere a un comizio elettorale”.

La spiegazione di Alemanno non convince il senatore del Pd, Massimo Brutti: “Sono sorpreso di fronte alla notizia secondo cui nell’agenda elettorale di Gianni Alemanno ha trovato posto anche una visita a una caserma dei carabinieri, resa poi nota da un’associazione di Carabinieri in congedo”. “La versione fornita dall’onorevole Alemanno - prosegue Brutti - mostra chiaramente che si è trattato di una iniziativa strettamente legata alla campagna elettorale e determinata da un giudizio politico di parte sul ruolo dei carabinieri. Chiediamo di conoscere sulla base di quale richiesta e di quale decisione delle autorità competenti si sia svolta questa anomala iniziativa”.

I dubbi di Mario Di Carlo

24 Aprile 2008

( La Repubblica del 24.04.2008 )

SICUREZZA: Le balle di Gianni Alemanno

22 Aprile 2008

La sicurezza è diventata negli ultimi tempi il tema principale della campagna elettorale di Roma.

La strumentalizzazione del candidato del Pdl Gianni Alemanno è, per chi come me si occupa di sicurezza, sia teorica che operativa, quanto di più risibile, un populismo degno della Destra peggiore.

A Gianni Alemanno, candidato sindaco, bisognerebbe spiegare che, prima di parlare di una cosa, bisognerebbe sapere almeno le cose basilari, come quella, ad esempio, che non è il sindaco che decide sulle espulsioni, bensì il Prefetto, e allora, se voleva diventare Prefetto, ci doveva pensare prima, oppure che la modifica del codice penale, quando si parla di pene più severe e certezza della pena, riguarda la politica nazionale, e allora ci sarebbe da chiedersi perché in cinque anni il suo Governo non ha fatto nulla, oltre a depenalizzare il falso in bilancio, che la tolleranza zero è un concetto che prevede una implementazione degli organici delle forze dell’ordine sul territorio, vedasi gli Stati Uniti, padri della “zero tolerance”, oggi insufficienti e mal pagate, e purtroppo lui, se eletto, non ci potrà fare nulla, e soprattutto che, se vuole fare la carcerizzazione selvaggia, arrestando quei “temibili criminali” dei lavavetri, ha bisogno di altre carceri, altrimenti fra un anno potremmo trovarci con le carceri in rivolta e con qualche bella sanzione dall’Unione Europea.

Tutto quello che Alemanno sbandiera sulla sicurezza è totalmente falso, perché non è nelle competenze del sindaco di una città.

Nella speranza che il candidato del Pdl possa, a giorni, avere un posto da Ministro, magari dell’Interno, e glielo auguro con il cuore, così darà a Roma la possibilità di essere governata bene da altri, il mio consiglio è di fare una bella tolleranza zero con alcuni del suo partito e gli dedico questa intervista fatta a Paolo Borsellino poco prima che venisse ucciso ( per motivi di spazio l’intervista è stata inserita in “Documenti” ).

E la “mitragliata” sortì l’effetto sperato.

22 Aprile 2008

Chiuso il giornale russo “bersagliato”

Chiude il Moskovskij Korrespondent, il giornale scandalistico russo che per primo aveva dato la notizia della presunta relazione tra Vladimir Putin e Alina Kabaeva, l’ex campionessa olimpionica ed ora deputata alla Duma.

Una notizia apparentemente di secondo piano, specie se si considera l’ormai cronica epidemia mediatica che negli ultimi anni ha colpito la Russia. La serrata del giornale assume però maggiore interesse se si considera che in tutto ciò è coinvolto, per mezzo di una delle sue proverbiali “bravate”, il leader del Pdl Silvio Berlusconi.

Venerdì scorso a Villa Certosa, in occasione della visita di cortesia che Putin ha recato a Berlusconi appena dopo la vittoria elettorale, l’incauta Natalia Melikova, cronista della Nezavsinaya Gazeta, con una certa insistenza, chiede al leader russo chiarimenti sulla notizia data il giorno prima dal Moskovskij Korrespondent. Silvio Berlusconi, che forse non ha ancora compreso pienamente la drammaticità della realtà russa, prende la palla al balzo, sorride e mima con le mani una mitragliata all’indirizzo della giornalista. Putin se ne accorge e annuisce. Non sorride, ma annuisce come solo un uomo con la sua storia sa fare.

Il presidente russo, non si scompone e rintuzza la cronista “lei mi poteva fare una domanda su temi ben più importanti discussi nell’incontro; ha invece preferito citare un articolo preso dai nostri giornali scandalistici. Naturalmente - continua il presidente russo - conosco bene il luogo comune sul fatto che i politici vivono in una casa di vetro, e la società ha certamente il diritto di sapere come vive chi si occupa della cosa pubblica. Ma anche in ciò esistono certi limiti. Io ho avuto - prosegue Putin - sempre antipatia per quelli che con naso colante e con in testa le proprie fantasie erotiche cercano di infilarsi nella vita altrui”.

“Comunque - chiosa l’ex agente del Kgb - grazie alla crescita economica russa nessuno più, se Dio vuole, mi fa domande sulla Cecenia”. A questo punto la conferenza stampa si conclude come se nulla fosse successo, a parte le lacrime della Melikova, che ai colleghi italiani spiega “ho visto il gesto del vostro presidente e so che scherza sempre e so che il gesto non avrà alcuna conseguenza”, ma di certo quello sguardo ha sortito l’effetto sperato.

Naturalmente l’eco della reazione di Putin è giunta in Russia come un terremoto e Alexander Lebedev, magnate russo ed editore del Moskovskij Korrespondent, ha chiuso il giornale, adducendo presunti problemi finanziari, che lo avrebbero costretto anche ad oscurare il sito web del giornale medesimo. Sono in tanti, però, a pensare che questa sia più che altro una scusa utilizzata da Lebedev per evitare repressioni da parte del capo indiscusso del Cremlino.

A sostegno di una tale ipotesi non c’è solo la tempestività della reazione di Labadev, ma anche e soprattutto la tragica situazione in cui versa la stampa in Russia. Si calcola, infatti, che negli ultimi dieci anni più di 200 giornalisti hanno perso la vita perché ostili al regime istaurato dall’ex agente del Kgb, ininterrottamente al potere dal 2000.