Archivio di Aprile 2009

25 Aprile 2009

25 aprile: Berlusconi ci pensa, La Russa attacca e alla festa di Roma spunta Mussolini

21 Aprile 2009

Orlando: “ricordare la Resistenza non può che essere un gesto condiviso, una festa di tutti, un momento di unità”

immagine documento Da quando è “sceso in campo” non lo ha mai fatto. Vuoi per non scomodare la sua agenda, vuoi per non infastidire i suoi, Berlusconi ha sempre evitato di festeggiare il 25 aprile con il resto degli italiani. D’altronde deve stare attento. Molto attento. Perché da quando ha pensato di valutare l’invito di Dario Franceschini ad unirsi ai festeggiamenti, nella maggioranza è scoppiato un putiferio.

Maestro d’orchestra, manco a dirlo, Ignazio La Russa. Forse nostalgico della fiamma tricolore barattata con il cielo terso del Popolo delle Libertà, il ministro della Difesa ha spiegato a tutti che “i partigiani rossi” che lottarono per istaurare il socialismo, sebbene meritino rispetto (almeno questo, per fortuna), non devono essere celebrati come liberatori. Un giudizio, quello di La Russa, che fa insorgere il Partito Democratico. ”Il ministro della Difesa ha oltrepassato il segno”, attacca Andrea Orlando che punta il dito contro ”gli insulti intollerabili ai partigiani”.

E quando si offende i partigiani, si offende gli tutti gli italiani. Si offende la memoria di chi ha dato la vita per liberare l’Italia dall’oppressione del nazifascismo.

“Tutti, e sottolineo tutti, - continua il portavoce del PD - i partigiani si batterono per restituire agli italiani la libertà dopo vent’anni di dittatura, combattendo contro l’invasione nazista appoggiata dai fascisti della famigerata Repubblica di Salò”.
Attacca il democratico: “La Russa finge di ignorare il fatto che la Costituzione repubblicana sulla quale si fonda la nostra democrazia fu il frutto della lotta di liberazione, con il concorso di tutte le forze politiche che vi parteciparono”. Anzi, insiste Orlando, “l’invito fatto da Franceschini a Berlusconi, andare assieme a Milano a celebrare il 25 aprile, nasce proprio dall’esigenza di riconoscere finalmente e pubblicamente che ricordare la Resistenza come elemento fondativo della nostra Repubblica non può che essere un gesto condiviso, una festa di tutti, un momento di unità. Non è con le inqualificabili parole del ministro La Russa- avverte- che si può arrivare a una vera pacificazione”.

Berlusconi, dunque, farebbe bene ad accettare l’invito dei democratici perché, come affermato anche dal capogruppo del Pd alla Camera, Antonello Soro “Il 25 aprile, la liberazione dal nazifascismo, appartiene da tempo al patrimonio dei sentimenti degli italiani ed e’ normale che il presidente del Consiglio voglia celebrare questa ricorrenza. Sarebbe anormale il contrario”.

Intanto però, mentre l’Italia, almeno quella munita di semplice buonsenso, si prepara a festeggiare il suo giorno di Liberazione, a Roma qualcuno rievoca la dichiarazione di guerra che Benito Mussolini lanciò da Piazza Venezia. L’occasione è arrivata puntuale con la presentazione della kermesse “Romagnificat” che la giunta Alemanno ha organizzato per festeggiare il natale di Roma. Una festa dove tra i filmati proiettati ha trovato spazio anche quello, terribile, della dichiarazione del 1941. ”Una scelta gravissima” – tuona il deputato del PD Walter Verini - per la quale ‘’sindaco e amministrazione farebbero bene a scusarsi con la città”. Per il parlamentare la proiezione è avvenuta ‘’senza alcuna presa di distanza da un evento che, dopo la vergogna delle leggi razziali, gettò anche l’Italia nell’orrore della guerra insieme ai nazisti di Hitler. Roma, città medaglia d’oro della Resistenza, non merita queste offese alla memoria, alla storia, ai valori dell’antifascismo e della Costituzione che stanno alla base della nostra democrazia e della nostra convivenza civile”.
Per Verini, inoltre, ”rilanciare le immagini della dichiarazione di guerra di Mussolini insieme a quelle di “Roma città aperta”, non è una semplice gaffe, bensì una operazione che, consapevole o no che ne sia chi ha compiuto questa scelta, non raffigura la storia, ma al contrario l’appiattisce e la deforma”.

La mafia tra le rovine del terremoto

16 Aprile 2009

di Rino Giacalone - 16 aprile 2009
La relazione è stata depositata poche settimane addietro. E’ il “quadro” relativo alle organizzazioni criminali presenti nella regione Abruzzo. La firma in calce è quella del giudice consigliere Olga Capasso. Il testo è tratto dalla relazione presentata dal procuratore nazionale antimafia Piero Grasso.

La regione Abruzzo, da sempre produttrice di beni destinati all’esportazione e meta turistica soprattutto nella stagione balneare, è ormai da anni oggetto di forte attrazione per la criminalità comune ed anche per quella mafiosa.
Gli scali marittimi di Pescara, Giulianova, Vasto ed Ortona focalizzano nella regione alcune rotte commerciali secondarie utilizzate anche per i traffici di stupefacenti, provenienti prevalentemente dall’Albania, e la tratta di esseri umani.
Penetrante ormai la presenza di elementi legati alla camorra (soprattutto) ma oggi anche alla ‘ndrangheta e alla mafia siciliana. Mentre dall’esame delle schede dei procedimenti pendenti presso la Procura Distrettuale de L’Aquila non è dato evidenziare una presenza attiva della criminalità pugliese, seppure la zona sembra preferita per il soggiorno obbligato e come rifugio dei latitanti pugliesi, come tale Russo Andrea elemento di spicco del gruppo mafioso “Piarulli-Ferraro” operante in Cerignola, inserito nell’elenco dei 100 latitanti più pericolosi, arrestato l’11.7.2007 a Montesilvano (TE).

Fenomeno peculiare dell’Abruzzo è la presenza sul territorio di gruppi di nomadi stanziali (le famiglie dei Di Rocco e degli Spinelli) dediti a tutti i possibili traffici, dallo smercio degli stupefacenti acquistati dagli albanesi, alle estorsioni e all’usura, con conseguenti investimenti immobiliari milionari.
Appartenenti alle famiglie summenzionate sono già stati in passato destinatari di provvedimenti restrittivi per il commercio di stupefacenti che tagliavano e confezionavano presso le loro abitazioni, incaricando poi le donne del clan dello smercio al minuto.
Sul contesto criminale in argomento, il ROS ha in corso le indagini “Nomadi” e “Bagnale’”.
L’indagine “Nomadi” ha sviluppato accertamenti patrimoniali nei confronti del folto nucleo familiare dei Di Rocco, capeggiato da Di Rocco Fiorello, attivo nella provincia di Teramo nel traffico di stupefacenti, estorsioni, ricettazione, usura, scommesse clandestine e nell’esportazione di autovetture di grossa cilindrata con la falsificazione della relativa documentazione amministrativa. Gli approfondimenti svolti hanno consentito di avanzare, nel novembre del 2006, una segnalazione per la sottoposizione a misure di prevenzione personale e patrimoniale a carico di 18 persone, con l’individuazione di beni mobili ed immobili per circa 3 milioni di euro.
L’indagine “Bagnale’”, avviata nel febbraio 2007 sul conto dello stesso sodalizio, si è parzialmente conclusa lo scorso 3 novembre 2007 con l’esecuzione di ordinanze di custodia cautelare in carcere, emesse dal G.I.P. del Tribunale di Teramo, nei confronti di 11 indagati per detenzione e spaccio di stupefacenti, usura ed altri reati. Nello stesso contesto è stato eseguito un provvedimento di sequestro preventivo di due immobili e di  automobili, per un valore complessivo di circa un milione di euro, nella disponibilità degli indagati.
In particolare, dall’esame della documentazione bancaria, emergevano rapporti economici ingiustificati tra gli indagati ed i titolari di alcune imprese locali. La successiva attività investigativa  consentiva di accertare che il sodalizio concedeva prestiti usurari ad imprenditori ed altri soggetti in difficoltà economica, applicando tassi d’interesse del 25% mensile e   ricorrendo a violenze e minacce per costringere le vittime ad onorare le scadenze pattuite. L’attività creditizia veniva finanziata con i proventi del traffico di cocaina ed eroina. Le investigazioni hanno infatti accertato che i proventi illeciti venivano reimpiegati nell’attività usuraria e nell’acquisto di immobili ed autovetture di lusso, che sono stati contestualmente sottoposti a sequestro.
L’indagine ha così confermato l’ascesa del gruppo “zingaro” dei Di Rocco nel panorama delinquenziale regionale, già emersa per i suoi qualificati contatti con il clan “Aquino - Annunziata” di Boscoreale (NA).

Lettera di Giuseppe Di Vittorio

12 Aprile 2009

Questa lettera di Giuseppe Di Vittorio è dedicata a tutti i politici disonesti e a tuttte le persone che affermano che chi fa politica è disonesto in partenza…

li 24 Dicembre 1920

Egregio Sig. Preziuso.

In mia assenza, la mia signora ha ricevuto quel po’ di ben di Dio che mi ha mandato.

Io apprezzo al sommo grado la gentilezza del pensiero del suo Principale ed il nobile sentimento di disinteressata e superiore cortesia cui si e’ certamente ispirato.

Ma io sono un uomo politico attivo, un militante. E si sa che la politica ha delle esigenze crudeli, talvolta brutali anche perche’ - in gran parte - e’ fatta di esagerazioni e di insinuazioni, specialmente in un ambiente - come il nostro - ghiotto di pettegolezzi piu’ o meno piccanti.

Io, Lei ed il Principale, siamo convinti della nostra personale onesta’ ma per la mia situazione politica non basta l’intima coscienza della propria onesta’.

E’ necessaria - e Lei lo intende - anche l’onesta’ esteriore.

Se sul nulla si sono ricamati pettegolezzi repugnanti ad ogni coscienza di galantuomo, su d’una cortesia - sia pure nobilissima come quella in parola - si ricamerebbe chi sa che cosa.

Si che, io, a preventiva tutela della mia dignita’ politica e del buon nome di Giuseppe Pavoncelli, che stimo moltissimo come galantuomo, come studioso e come laborioso, sono costretto a non accettare il regalo, il cui solo pensiero mi e’ di pieno gradimento.

Vorrei spiegarmi piu’ lungamente per dimostrarle e convincerla che la mia non e’, non vuol essere superbia, ma credo di essere stato gia’ chiaro. Il resto s’intuisce.

Percio’ La prego di mandare qualcuno, possibilmente la stessa persona, a ritirare gli oggetti portati.

Ringrazio di cuore Lei ed il Principale e distintamente per gli auguri alla mia Signora.

Dev.mo
Giuseppe Di Vittorio

Maniaci rinviato a giudizio. L’informazione antimafia sotto tiro

08 Aprile 2009
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tratto da: www.ucuntu.org PDF Stampa E-mail


30 marzo 2009

Pino Maniaci conduttore del Tg di Telejato, tv di Partinico (Pa), è stato rinviato a giudizio per “esercizio abusivo della professione di giornalista”. 

La citazione diretta è stata disposta dal pubblico ministero di Palermo Paoletta Caltabellotta.
Il processo è stato fissato davanti al giudice monocratico di Partinico il prossimo otto maggio. Secondo l’accusa, Maniaci, “con più condotte, poste in essere in tempi diversi ed in esecuzione del medesimo disegno criminoso”, avrebbe esercitato abusivamente l’attività di giornalista in assenza della speciale abilitazione dello Stato.

Pino da anni lavora a Telejato, emittente che più volte è stata minacciata, querelata e contestata da boss e notabili della zona di Partinico. L’anno scorso Maniaci era stato minacciato di morte dal figlio di un boss della famiglia Vitale.

“Hanno rinviato a giudizio Pino Maniaci per ’esercizio abusivo della professione’. Pino Maniaci - dice Riccardo Orioles, direttore responsabile di Telejato -, prima di essere un antimafioso che rischia la pelle per il suo paese, è anche uno dei migliori giornalisti d’Italia: Telejato è conosciuta in paesi in cui non sanno nemmeno cosa sia “La Sicilia” e il “Giornale di Sicilia”. Come direttore responsabile di Telejato affermo che Pino Maniaci ha sempre esercitato la sua professione in maniera niente affatto abusiva ma chiara ed esemplare. Intendo - conclude Orioles - ricostruire l’iter di questa bizzarra incriminazione ed accertare in particolare se qualche collega siciliana abbia avuto parte in calunnie verso Pino Maniaci. Invito l’ordine nazionale dei giornalisti ad attivarsi con me in tal senso”.

Maniaci intanto replica: “Tutto nasce da una denuncia anonima fatta in realtà da un collega invidioso della mia popolarità. Non è la prima volta che mi trovo sotto processo per esercizio abusivo della professione. A luglio sono stato assolto dalla stessa accusa. Chiarirò tutto anche questa volta”. “Produrrò la sentenza che mi ha già scagionato. In occasione dell’ultima intimidazione - ha detto Pino - il presidente nazionale dell’Unci mi ha dato la tessera onoraria dell’associazione. Questo vorrà pur dire qualcosa”.

Beppe Giulietti, portavoce di Articolo21, pensa che il rinvio a giudizio per Maniaci sia “uno spiacevolissimo equivoco, dal momento che quando lui fu aggredito e pestato dagli ’amici degli amici’ gli fu addirittura consegnata la tessera onoraria e fu indicato come un punto di riferimento per tanti cronisti italiani”. “Siamo sicuri - ha continuato Giulietti - che questo spiacevole, incomprensibile e anche un po’ pericoloso equivoco sarà autorevolmente risolto. Anche perché forse l’esercizio abusivo della professione non è svolto da Maniaci ma da chi, tesserino o non tesserino omette, fa finta di non vedere, nasconde le notizie o magari trova perfino il modo di pubblicare le lettere dei mafiosi condannati e sottoposti al 41 bis”. “Non entriamo neanche nel merito del provvedimento qualunque sia la motivazione addotta. L’unica certezza - ha concluso - è che sia stato applicato alla persona sbagliata nei tempi sbagliati e con le modalità sbagliate”.

Con profonda convinzione ci uniamo alla denuncia di Riccardo Orioles. Il coraggio, l’abnegazione e l’alta professionalità di Pino Maniaci contraddistinguono il suo essere un vero giornalista al di fuori da qualsiasi logica di potere che contamina invece troppi appartenenti all’Ordine.