Archivio di Giugno 2009

Anche la stampa estera contro nonno Silvio

25 Giugno 2009


Scandalo delle ragazze a pagamento, nuovi articoli sul Times, NYT, Daily Telegraph
L’Indipendent: “Il premier largamente responsabile del disgusto per la vita politica”

La stampa internazionale non molla il caso
“In Italia c’è una emergenza morale”

dal nostro corrispondente ENRICO FRANCESCHINI


 

La stampa internazionale non  molla il caso

LONDRA - “L’Italia è nella morsa di un’emergenza morale”, titola oggi il Times, riferendo in una corrispondenza da Roma gli ultimi sviluppi dello scandalo delle call-girls in cui è coinvolto Silvio Berlusconi. Il quotidiano londinese riferisce le critiche mosse al premier italiano dal settimanale Famiglia Cristiana, che ha giudicato il suo comportamento “indifendibile”, e i timori dei suoi stessi sostenitori di un “calo di consnesi” da parte dell’elettorato cattolico. Il Times rileva in proposito che papa Benedetto XVI, lo scorso fine settimana, ha volutamente lodato Alcide De Gasperi, il leader della Democrazia Cristiana nel primo dopoguerra, come un esempio di “moralità in coloro che governano”. 

L’articolo è illustrato da una grande foto di Manila Gorio, il transessuale barese che conosce alcune delle donne che hanno frequentato la residenza romana di Berlusconi, ora a sua volta interrogato dagli inquirenti per fare piena luce sulla vicenda. Intervistato dal Times in un secondo articolo datato Bari, Gorio rivela dettagli su un nuovo personaggio emerso nell’inchiesta dei magistrati pugliesi, un trafficanti di droga gay descritto nelle indagini come “Nicola D”, ben noto a Porto Rotondo, in Sardegna, dove il presidente del Consiglio ha una delle sue ville. Dice il transessuale al quotidiano di Londra: “Nic invita belle ragazze ai party. Organizza serate nei locali e ha molti contatti a Roma, a Milano, ovunque. Conosce uomini d’affari, politici, molta gente”. Il Times scrive che apparentemente “Nicola D” viene citato più volte nelle conversazioni telefoniche del businessman Giampaolo Tarantini, ossia di colui che portò Patrizia D’Addario e altre ragazze a casa di Berluscono a Roma. L’avvocato di Tarantini, Nicola Quaranta, contattato dal Times, dice: “Non sappiamo chi sia (Nic). Non abbiamo commenti. Questo è gossip. Se c’è un’incriminazione formale, allora verificheremo le fonti e ci difenderemo”. 


Anche l’Independent dedica una pagina al caso Berlusconi. Un articolo fa il punto sul risultato del secondo turno delle amministrative, notando che “al di fuori dei confini dell’Italia sarebbe inconcepibile che un leader si comporti come un Imperatore di Roma antica senza pagare gravi conseguenze politiche”, ma nel nostro paese Berlusconi ha ottenuto lo stesso una “convincente vittoria” alle elezioni municipali. Tuttavia il quotidiano londinese cita il sociologo Renato Mannheimer, secondo cui lo sviluppo più importante del voto è stato la crescita dell’astensione; e il fatto che Berlusconi sia largamente responsabile per il crescente “disgusto” dell’opinione pubblica verso la classe politica. Anche l’Independent osserva che lo scandalo sembra avere “fatto squillare campanelli d’allarme” tra i sostenitori di Berlusconi: “Nessun politico italiano vorrebbe inimicarsi il voto cattolico”. Il giornale nota che la vicenda ha già obbligato Berlusconi a rinunciare al suo progetto di conquistare, alla scadenza del mandato da premier, la carica di presidente della repubblica. E la prossimità dello scandalo con il summit del G8, conclude l’Independent, risveglia spiacevoli ricordi per il primo ministro italiano: a un summit del G7, nel 1994, durante il suo primo mandato da capo del governo, gli fu servita un’incriminazione giudiziaria per corruzione, e “poco tempo dopo, diede le dimissioni”. 

Articoli sullo scandalo appaiono oggi anche sul Daily Telegraph, sul Sun, sul Wall Street Journal e sul New York Times. Quest’ultimo titola: “Diminuisce la tolleranza per i suoi peccatucci”, notando che Berlusconi ha vinto le elezioni, ma con un margine più basso delle aspettative. La sua residenza romana ha acquisito un’immagine da “Playboy Mansion”, continua il quotidiano newyorchese, alludendo alla villa dove il fondatore di Playboy si intrattiene con le sue “conigliette”, e ciò “sta cambiando l’umore dell’Italia” nei confronti del premier. Il New York Times cita poi Stefano Folli, editorialista del Sole 24 ore, secondo il quale si avvertono “segnali di debolezza politica” nel premier, che ormai fa fatica perfino a “governare i propri alleati”. 

Il Wall Street Journal apre con la difesa del premier che “nega di avere mai pagato donne per trascorrere una notte con lui”. Il quotidiano americano di proprietà di Ruper Murdoch, dopo avere citato le inchieste diRepubblica e sottolineato come l’intervista di Berlusconi sia stata rilasciata ad un settimanale di sua proprietà, Chi, il quotidiano ricorda i tanti scandali che hanno coinvolto il premier a 15 anni dalla sua discesa in campo. “E’ stato accusato di tutto, dalla frode al falso in bilancio, ma è sempre stato assolto o prescritto per le leggi che lui stesso si è fatto”. 

Sono quattro i pezzi dedicati oggi su El Pais a Silvio Berlusconi. Il primo è un editoriale dal titolo “Declive Politico”. Al centro dell’editoriale la preoccupazione che Berlusconi, avvolto dagli scandali che ne stanno minando la credibilità, non sia in grado di affrontare gli impegni internazionali che attendono l’Italia, come il prossimo vertice del G8. In “La sombra de la cocaina planea sobre Berlusconi”, vengono ricostruite le ultime vicende legate all’inchiesta della procura di Bari. Un’indagine che apre uno spaccato preoccupante sulle feste a base di sesso e droga che avrebbero coinvolto il presidente del Consiglio. Poi un durissimo commento, “L’enigma Berlusconi”, che parte con una domanda molto amara: “Com’è possibile che l’Italia, patria del Rinascimento e gran dama della cultura e della civilizzazione occidentale, abbia eletto e rieletto un uomo come Silvio Berlusconi alle più alte cariche di governo?”. Il quarto è un articolo intitolato “In Italia molti più velini che veline” :”Silvio Berlusconi incarna tutti i sogni del popolo: ha a disposizione veline, calciatori, avvocati, giornali, parlamentari, ministri. E l’impunità”. 

Coomenti anche sul quotidiano di Singapore, Today: “Se Silvio Berlusconi teme di essere una ‘anatra zoppa’ per i prossimi 4, non lo ha certo messo in mostra lo scorso weekend mentre passeggiava per le strade di Milano, baciando i bambini e abbozzando al suo programma politico di fronte ad una folla di ammiratori”. Citando le pagine di Repubblica poi aggiunge: “A Roma, il risultato dello scandalo sembra aver causato un irrigidimento delle posizioni tra gli italiani che amano Berlusconi e quelli che lo odiano”. 

(24 giugno 2009)

Un paese alla deriva…

17 Giugno 2009


Camorra, morte in diretta di una vittima innocente

Martedì 26 maggio, 19,47. Nel cuore della città, a Montesanto, un passo dai Quartieri Spagnoli. I killer della camorra sfrecciano sulle moto sparando all’impazzata. E’ il loro modo di marcare il territorio, di fare capire che lì comandano loro. Incuranti della folla che a quell’ora affolla la stazione Cumana, esplodono una serie di proiettili. La gente, anziani, donne, bimbi, ripara all’interno della Cumana, terrorizzata. Tra i fuggiaschi ci sono anche un uomo e la sua donna. Lui si chiama Petru Birlandeanu, romeno che sbarca il lunario suonando la fisarmonica sui treni. Arranca, un proiettile lo ha colpito, sta morendo. Lo sorregge vanamente la sua compagna. Cade senza forze davanti ad altri che sembrano interessati soltanto a obliterare i biglietti e fuggire da lì. Petru muore e la sua donna si dispera. Sola, solissima, in attesa di qualcuno che soccorra Petru, l’ultima vittima innocente della camorra. Il raid viene ripreso da tre telecamere presenti nella zona e ora fa parte del fascicolo della magistratura che indaga sul delitto. LEGGI La cronaca di I. De Arcangelis LA TESTIMONIANZA “Nessun soccorso per il mio Petru in agonia” di C. Zagaria 

Il saluto romano del ministro (??) Brambilla

17 Giugno 2009


La responsabile del Turismo ripresa col braccio teso a Lecco
alla festa dei carabinieri. A fianco a lei il padre nella stessa posa

di ANTONELLO CAPORALE

La Brambilla e il saluto romano il video che imbarazza il ministro

La Brambilla a Lecco

ROMA - Il fotogramma era eloquente ma parziale: il braccio teso, la mano dritta a punta, il corpo fermo, gli occhi fissi nel vuoto. Intenso e partecipato. Il video, che potete guardare su repubblica.it, raccoglie in un modo ancor più emozionante la scena immortalata dal reporter della Gazzetta di Lecco alla festa dell’Arma dei Carabinieri. Tra fasce tricolori e divise sull’attenti, Michela Vittoria Brambilla, neoministro per il Turismo, tende dinamicamente a sopravanzare il corteo istituzionale irregimentato ma piuttosto moscio e allunga il braccio fino a farlo puntare quasi al cielo. “Fa ridere soffermarsi sull’angolazione del mio gomito”, commentò alla vista delle foto. Al video, che pure ha potuto visionare, ha deciso invece di rispondere col silenzio. 

C’è da dire che l’angolazione ricavata dal film esprime compiutezza e aderenza ai criteri guida del saluto romano: braccio destro teso avanti-alto con la mano tesa aperta leggermente inclinata in alto rispetto all’intero braccio. Ridefinita così la posizione, e rivisto ancora il filmato, tutto sembra al suo posto, perfettamente in linea con la storia e - evidentemente - il primo amore. Il braccio disteso, gesto pieno e consapevole. Insomma, sembra fascistissimo. 

E, se sono esatte le ricostruzioni familiari, parecchio fascista pare anche il gesto del papà che dallo stesso palco, ma dal lato opposto della figliola, ha reclamato a sé lo stesso saluto, e l’ha mostrato con medesima forza e uguale emozione. Tutti e due un attimo prima con la mano sul cuore, anche qui tutto perfetto, e un attimo dopo, appena alla fine dell’inno di Mameli, come sapete. Sembra che Brambilla faccia buon uso, diciamo così, del saluto fascista. Una deputata del Pd, Lucia Codurelli, giura che il ministro lo scorso 29 maggio avrebbe concesso il bis durante un raduno a Varenna, in provincia di Lecco, di persone in camicia nera. Non è vero. La Brambilla in quell’occasione vestiva uno splendido tailleur turchese. Qualche camicia, forse forse, solo sullo sfondo. Ma non c’è prova documentale. E la foto immortala la mano del ministro sul petto. Lì si ferma. 

Finora, purtroppo o per fortuna, Michela Vittoria Brambilla si era conquistata la fama di essere una vulcanica donna del fare. I circoli della libertà, migliaia e migliaia, figli della sua intraprendenza. E anche la tv delle libertà, le telecamere, un partito nel grande partito di Berlusconi. Due anni di fuoco, molte presenze a Porta a porta, tutte con i tacchi e parecchie con le autoreggenti. Ancora un fotografo, ancora uno scatto, e le sue calze e anche i suoi slip sono divenuti oggetto della narrazione. 

Poi i circoli si sono sciolti, la tv è stata chiusa e la Brambilla si è messa in pantaloni. Quando sembrava che le gambe stessero a posto e anche i piedi piuttosto comodi nei sandali con le zeppe, ecco le mani, anzi la mano destra aperta e tesa, trasgredire. Un perfetto saluto romano, tecnicamente ineccepibile, e un segno, se vogliamo, anche al decoro che Trilussa sempre ci fa ricordare: Quanno dai la mano a uno te po’ capità de strigne dè no zozzone o de’n ladro. Perciò salutamose tutti alla romana: se vorremo ancora bene, tenendosi a distanza! 

(17 giugno 2009)

Gay Pride a Roma: “Siamo in 300 mila” Carri e magliette dedicate a “Papi”

13 Giugno 2009



Gay Pride a Roma:

Un momento del Gay Pride
per le strade di Roma

ROMA - In 300 mila, secondo gli organizzatori, per dire no a ogni forma di discriminazione e per essere, come recitava lo slogan del bus che apriva la parata, “libere tutte e liberi tutti”. Il serpentone del Gay Pride si è snodato lungo le strade di Roma, partenza da Piazza della Repubblica e arrivo in serata a Piazza Navona. Allegria, eccentricità, musica, colori sgargianti, drag queen e, questa volta, anche i “lucchetti dell’amore” hanno fatto da cornice alle rivendicazioni per i diritti degli omosessuali. Madrina della manifestazione l’attrice Ornella Muti, che ha simbolicamente tagliato il nastro in chiusura della parata. 

“My name is Papi”. Nel corteo non sono mancati i riferimenti a “Silvio-Papi”. L’Associazione Mario Mieli-Muccassassina gli ha dedicato un carro dal nome “Il Papi Gay”, per rimarcare come la volgarità sia “quella dell’attuale politica, non quella di gay, lesbiche e transessuali che sfilano in piazza per i diritti”. Striscioni dedicati a Berlusconi, scritte “Habemus Papi” e foto del premier hanno accompagnato il corteo. In tanti indossavano t-shirt con la scritta “My name is Noemi”. Nel mirino anche i simboli religiosi e il Vaticano. Gesù sotto la croce, la Madonna trasformata in un transessuale di colore con abito turchese e aureola. I membri del gruppo “Farebreccia” si sono presentati in abiti da cardinali e hanno distribuito opuscoli contro il Papa e il Vaticano. 

Mancuso: “Un altro Paese è possibile”. Il senso della giornata è nelle richieste avanzate dagli organizzatori: maggiore attenzione all’omosessualità e ai diritti degli omosessuali. “Vogliamo la parità di diritti e di doveri” ha affermato il presidente di Arcigay, Aurelio Mancuso, ricordando che dopo la manifestazione di oggi, il 27 giugno si replicherà a Genova. “Migliaia di persone, non solo gay e lesbiche ma anche giovani, etero e famiglie hanno sfilato a Roma per riaffermare il diritto di tutte e tutti a vivere in un Paese laico e democratico - ha detto Mancuso - dalla richiesta del matrimonio civile alla necessità di norme contro le discriminazioni che combattano realmente la violenza omofobica che in questi giorni è tornata a colpire, il popolo delle vere libertà dimostra ancora una volta che un altro Paese è possibile”. Mancuso ha chiesto alla Rai la diretta della manifestazione del 27 giugno. E ha aggiunto che saranno gli omosessuali “a produrre il vero cambiamento: un’inedita stagione di riforme libertarie che da qui al 2011, data dell’Europride di Roma, attraverserà tutto il Paese”. 

Le reazioni politiche. Le bandiere del Pd (portate in corteo dal Tavolo Glbt dei Democratici per fare pressing sul segretario Dario Franceschini), la presenza del presidente della provincia di Roma, Nicola Zingaretti, quella di alcuni politici, l’assenza - ampiamente prevista - di altri. Il Gay Pride è stato vissuto con i dovuti distinguo anche dal mondo politico. Tra i partecipanti anche Paolo Ferrero, segretario del Prc, che ha chiesto al Parlamento di approvare “leggi che riconoscano le unioni di fatto” smettendo di “accettare e subire i diktat imposti dal Vaticano”. Fra i protagonisti e animatori della manifestazione, l’ex deputato di Rifondazione Vladimir Luxuria, che ha tirato le somme della giornata: “Dal ‘94 rivendichiamo diritti ma in Italia c’è una destra che non ci considera troppo”. In ogni caso Luxuria “mantiene la speranza” che “ci saranno leggi a tutela dei nostri diritti”. Esposti cartelli contro il ministro delle Pari opportunità, Mara Carfagna: “Carfagna la pari opportunità / non sa manco dove sta” fra i più visti. Il ministro aveva ribadito la sua contrarietà al corteo. Dura la reazione di Mancuso: “Poteva stare zitta, come fa sempre”.

Milano, arrivano le ronde nere Il Pd: “Fermiamo questo delirio”

13 Giugno 2009


All’Msi di Milano presentazione dei “volontari” della Guardia Nazionale Italiana
“In azione appena in vigore il ddl sicurezza”. Minniti: “Colpo al cuore della democrazia”


 

Milano, arrivano le ronde nere Il Pd:

 

MILANO - Dicono di essere più di 2.000 in tutta Italia, pronti ad indossare una divisa per “collaborare con le autorità contro la delinquenza”. Sono le “ronde nere”: camicia kaki, basco con aquila imperiale romana, una fascia nera al braccio con impressa la “ruota solare” e pantaloni grigi. Sono i volontari della Guardia nazionale italiana, pronti a pattugliare le strade 24 ore su 24, affiancando le ronde padane, non appena sarà approvato dal Senato il disegno di legge sulla sicurezza. 

Sponsor l’Msi. L’iniziativa è stata presentata oggi a Milano, durante il primo convegno nazionale del Movimento sociale italiano-Destra italiana, che fornisce supporto logistico e finanziario e mette a disposizione le risorse per il progetto. 

Saya: “Volontari, ex agenti”. Ispiratore politico della GNI, Gaetano Saya, rinviato a giudizio nel 2004 per aver diffuso “idee fondate sulla superiorità e l’odio razziale”, lo stesso che qualche anno fa parlò degli immigrati come “un pericolo per la nostra razza”. “Abbiamo superato ampiamente le duemila adesioni. Ogni giorno - spiega orgoglioso - ne arriva una valanga di nuove, soprattutto ex appartenenti alle forze dell’ordine”. 

Comandante, ex ufficiale dei carabinieri. Il comandante della Guardia Nazionale Italiana è un colonnello dei carabinieri in riserva. Augusto Calzetta, 67 anni, carriera fra Genova e la Versilia, che vanta l’arresto di Ovidio Bompressi e le indagini sul mostro di Barbagli a Genova e sul sequestro dell’Achille Lauro. Un anno fa è stato arrestato dagli ex colleghi perché sospettato di essere coinvolto in una storiaccia di lucro sulle cremazioni: “Frottole: non c’entro niente”. 

“Siamo apolitici”. Della GNI ci tiene a dire che è “apolitica: né neri, né verdi, né gialli. E’ una Onlus che vuole fare del bene ai cittadini. Vogliamo vigilare su determinate aeree, ma niente manganelli, elmetti e svastiche”. Eppure gli elmetti fanno parte della divisa ufficiale. Chi mette i soldi? “Per ora ne abbiamo pochissimi. Speriamo nel governo”. Cosa farete in concreto? “Andremo in giro nei posti malfamati, controlleremo e riferiremo a chi di dovere”. 

Minniti: “Fermate questo delirio”. ”E’ un colpo al cuore ai principi di ogni democrazia liberale”, tuona il Pd. “Dopo le camicie verdi - afferma il responsabile sicurezza Marco Minniti - arrivano le camicie grigie promosse dall’Msi. Esatta la previsione di una cattiva “partitizzazione” della sicurezza nel nostro paese. Ora si faccia qualcosa per fermare questo sconcertante delirio”.